Il Fatto Quotidiano
TROPPI TERREMOTI, TROPPI COMPETENTI DEL PRIMA

Caro Furio  Colombo,

Mi  sembra che le disgrazie siano  due. La prima è la terribile serie di terremoti che ha squassato  una parte dell'Italia centrale. La seconda è la folla di esperti che sanno tuttosu come si doveva fare prima. In  mezzo rimangono i cittadini senza casa esposti al rischio di essere portati lontano, e quelli che non se ne possono andare perchè sono allevatori. Qui il discorso si fa meno  ricco di idee e più complicato, perchè si tratta di cose concrete da fare subito.E tra poco sentiremo le meraviglie della burocrazia.

Marcello

Vorrei correggere l'infastidito pessimismo del lettore, ricordando che molte voci che ascoltiamo in questi durissimi giorni, portano notizie di esperienza e di competenza internazionale che possono essere utilmente imparati e utilmente copiati. Una cosa è vera, nell'irritazione della lettera qui pubblicata: stiamo sbagliando il momento di certe tavole rotonde. Coloro che offrono preziose raccomandazioni sul prima, devono rendersi  conto che adesso siamo in. un urgente e drammatico " dopo",in cui bisogna  decidere subito dove andranno  a mangiare e poi a dormire questa sera decine di migliaia di persone, e se e dove andranno a scuola i bambini domani mattina, e come si risolve il problema ( il dramma ) di coloro che non possono allontanarsi dagli animali, ma non possono abitare  in nessun punto abbastanza vicino per garantire quel tipo di lavoro. Credo che alcuni sindaci, settori della Protezione  civile, Vigili del Fuoco, volontari, una parte dei media, stiano facendo miracoli nei due settori critici della sopravvivenza e del conforto morale. Ma è inevitabile pensare al rischio di promesse enormi  perchè superiori ad ogni costo immaginabile, e fisicamente impossibili ( " ricostruiremo tutto, qui, come prima "). E sarebbe giusto immaginare di  essere realisticamente pronti a iniziare il lavoro nuovo della vita che continua. Un lavoro di questo genere è lo studio delle maggiori variazioni possibili di sommovimento tellurico. Da un lato mettere i cittadini in condizione di minore impotenza: che fare, secondo i diversi gradi di autonomia ( dai neonati ai malati agli anziani )in caso di estrema e urgente necessità di sgombero? Dall'altro ( i soccorsi ) allargare di molto il repertorio delle vie di fuga, sia con usi e  dotazioni diverse degli elicotteri ( in modo che non siano solo la via di salvezza degli acrobati) sia con veicoli in grado di affrontare un certo grado di ostacoli che, al momento, condannano subito all'isolamento totale. Diversi tipi di veicoli ( al momento solo militari ) di cingolati e di veicoli su speciali ruote di gomma consentono di superare macerie e accumuli di detriti, come vediamo  accadere in guerra.E' stato notato il non uso dei droni. Eppure, specialmente quando c'è il rischio di temporaneo totale isolamento, potrebbero dare subito notizie di aree non immediatamente raggiungibili  e non a portata di voce, e mostrare possibili vie di accesso visibili solo dall'alto.

Dovrebbero  esserci dotazioni leggere, rapide, facilmente distribuibili, che riguardano illuminazione, calore,medicazione e nutrimento. Anche in questi giorni di Amatrice e Norcia veniamo a sapere che, per non restare all'aperto,  si può scegliere solo fra la tenda da campo, il contenitore e la roulotte. Possibile che, ai tempi dell'Ikea, e delle basi spaziali  non esista ancora una casa termicamente  perfetta, , che può essere montata, finita e assegnata  in un giorno?  Ci vantiamo di tecnologie  rivoluzionarie, ma  lasciamo a un allevatore solo la  scelta fra la morte  delle sue bestie e la sua. Dopo avere esecrato quanto basta i terremoti ed avere discusso le faglie a scheggia, resta, con urgenza, un bel lavoro da fare perchè la civiltà continui e la speranza non sia solo fede o favola.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –05– novembre-2016 pag. 10

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