Il Fatto Quotidiano
ELEZIONI USA: LA VITTORIA DELL'UOMO BIANCO

Caro Furio Colombo,

Trump ha vinto, ma questo non cancella le parola ignobili che ha dedicato a  donne, neri, messicani, disabili, rifugiati, la sua sistematica denigrazione di Obama perchè nero, la sua promessa del muro che sarà pagato dai messicani, la cacciata di tutti gli stranieri islamici, l'ossessione di " prima l'America", un bel salto indietro, all'inizio  del secolo scorso, ai tempi della condanna a morte di Sacco e Vanzetti, certamente colpevoli perchè stranieri.

Achille

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Questa lettera, oltre che dire cose vere,  che già si stanno rapidamente spegnendo nella  stampa e tv italiana ( non in Usa ), mettono anche in evidenza un equivoco non si sa se curioso o di convenienza. Ho partecipato incautamente a una serata del programma politico " La Gabbia Open " e ho scoperto, fra professori leghisti e cultura varia, di essere rimasto il solo a pensare di Trump presidente quello che pensavo di Trump candidato: portatore di razzismo più profondo e dell'estremismo nazionalistico indistinguibile dal fascismo, (se non fosse che in mezzo c'è ancora la Costituzione americana).  In quella trasmissione ( abile e corretto  il conduttore che ha testimoniato ma non co-celebrato  la seduta di gloria al vincitore), tutti risultavano  estasiati perchè Trump aveva risposto con buona educazione all'invito di Obama a recarsi alla Casa Bianca, benchè Obama sia nero e la disgrazia d'America ( citazione ) Ma la parte interessante ( e pateticamente italiana ) in quella trasmissione, è stata il  rincorrersi a riconoscere meriti straordinari al vincitore. Si è molto puntato, fra le cause della dovuta e celebratissima sconfitta di Clinton, sul fatto che se tu vivi tutto il tempo, come i giornalisti perdigiorno del New York Times e  nei salotti di Washington ( ovviamente frequentati da neri di stupratori  messicani e di altri assortiti nemici dell'uomo bianco) non puoi sapere come stanno le cose, e giuri su vittorie elettorali che non ci saranno, perchè l'uomo bianco vuole  ben altro, viuole il riconoscimento della sua superiorità anche sen mal pagato e senza cure mediche.  E' vero, il richiamo razzista ha funzionato. Bisognava vendicarsi di otto anni di successi del presidente nero che aveva cancellato il ricordo  rovinoso dei suoi predecessori bianchi e di destra. Però qui c'è una confusione  fra giornalismo, endorsement editoriale e sondaggio.  Il giornalismo americano ( accusato a volte di essere "partecipativo", cioè di farsi alleato delle persone  più deboli, , ma raramente di essere   padronale ) ha  seguito in queste elezioni  la strada che è stata così importante nella lotta per i diritti civili ( 1960). Allora i grandi giornali erano dalla parte di Martin Luther King ( anche quando era perdente ) e gli editoriali lo hanno sostenuto molto prima del governo liberal e inclusivo di Kennedy. Adesso, nell'istante  in cui ha fatto irruzione Trump, molti giornalisti sono stati contro la sua ideologia rigorosamente razzista senza calcolare la sua forza  de probabilità di vincere. Non hanno sbagliato, hanno scelto. E  così hanno fatto gli editorialisti con la pubblicazione dei loro " endorsement " contro Trump e per Illary  Clinton. Ora, dopo che Trump ha vinto, non puoi dire " che errore". Quell'errore è una convinzione ( stare alla larga dalla  celebrazione  dell'uomo bianco ) che  continuerà a ripetersi, anche se sconveniente.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –11– novembre-2016 pag. 16

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