Il Fatto Quotidiano
DIBATTITO: SEGRETO DELL'URNA O GIORNALISMO SCHIERATO?

Caro Colombo,

Ho avuto occasione di sentire o leggere di noti giornalisti ( due nomi per tutti, Massimo Fini ed Enrico Mentana, che da molti anni non esercitano il diritto di voto con la motivazione che, se eserciti la professione del giornalista, devi rimanere neutrale. Mi pare un atteggiamento pilatesco. Possono benissimo votare, come tanti, senza dire la loro preferenza. Se invece annunci che non vai a votare, incoraggi pubblicamente l'inclinazione a non votare di altri. Tu che ne pensi?

Antonio

….

Io non sono sicuro che i due giornalisti menzionati abbiano mai   annunciato astensione dal voto, astenendosi, se mai, dal dichiarare il voto. . Però c'è un aspetto interessante in questa domanda: esiste ( e può esistere ) un giornalismo neutrale?  I giornali americani ( ma anche le TV, per la parte " notizie nazionali e internazionali " )  hanno risolto in parte il problema con la divisione in pagine ( o tempo ) delle notizie e in pagine ( o tempo ) per i commenti. Con la diffusione della rete e il brusio locale, regionale, e mondiale, dei social network lo schema ( che formalmente dura ancora per due o tre grandi quotidiani ) è stato abbandonato perchè funziona sempre meno. Per affrontare il problema dell'ingresso sempre meno controllabile delle opinioni dentro le notizie ( che del resto sono di parte nel momento stesso in cui vengono scelte,ed entrano  nella graduatoria, rilevanza e dislocazione  dei titoli ) si è diffusa nella stampa e TV americana una sorta di giornalismo partecipativo nel quale diventa naturale che il reporter abbia un punto di vista, espresso, se non altro da fatti e parole virgolettate che riesce a sapere, a ottenere, a pubblicare. Per esempio, leggo sulla prima pagina del New York Times dell'11 novembre ( edizione internazionale ) questo titolo ( per un articolo d'apertura di Gail Collins)  che testimonia la fine del giornalismo" neutrale": Come rendere possibile l'ingresso in un mondo pauroso". Il mondo pauroso, ti spiega  il primo paragrafo dell'articolo, che non manca di un  accorato umorismo, è la presidenza di Trump. La prima citazione è la frase più applaudita del discorso finale del candidato vicepresidente democratico Kim Kaine ( frase rubata a Faulkner): " Ci hanno uccisi ma non ancora seppelliti ". Segue l'ammonizione che fa da chiave a tutto l'articolo: " ricordate, scriviamo queste cose non per restituire salute mentale a lui ( Trump, ndr) ma a voi. " Pensate che, lo stesso giorno ( nov. 11 ) il maggior giornale italiano, ("Il Corriere della Sera ") intitolava: " Trump da Obama: ora collaboriamo", come se si trattasse di una svolta per il meglio che sblocca  lo stallo politico, e non di una necessità costituzionale. Vorrei rassicurare il lettore. In Italia quasi nessuno è neutrale. Tutti, a cominciare da leader politici noti,  sono per il vincitore, anche se è uno che ha agito " in difesa della razza". Bianca, nel caso. Forse non è male che vi siano alcuni che, con la buona ragione di essere  giornalisti,   preferiscono evitare le manifestazioni di entusiasmo.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –12– novembre-2016 pag. 12

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