Il Fatto Quotidiano
DOBBIAMO RIFIUTARE IL "POLITICAMENTE CORRETTO"?

Caro Furio Colombo,

L’avvento di Trump, bene o male che sia, un frutto importante lo ha portato: ci stiamo liberando del " politicamente corretto", e le cose si possono dire come sono e non col finto riguardo che le nasconde.

Valerio

Il linguaggio detto " politicamente corretto " è nato nelle università americane per rendere possibile un dibattito di idee privo di insulti. Niente era proibito, tranne lo svilimento dell'avversario sia attraverso l'uso di parole intenzionalmente offensive ( "frocio" " invece  di " omosessuale", negro invece di nero) ) si organizzando l'argomentazione in modo da offendere la controparte con specifiche parole o con la composizioni di frasi tendenti alla umiliazione e al disprezzo. L'uso del linguaggio" politicamente corretto" si diffonde  nelle università americane e viene generalmente accettato da studenti e docenti nella  seconda parte degli anni Settanta. D'università passa al mondo politico ( e viene  sostenuto e diffuso dal mondo dei media ) come strumento per rendere possibili confronti di idee anche aspre, ma mai offensive, in una società  multi religiosa, multirazziale, multiculturale. E ha un impatto forte anche nel mondo dello spettacolo, soprattutto nella comicità, a cui si chiedono rinunce e limiti, anche a scapito dell'effetto di scene e battute. Contro quel che si crede non è la politica a rompere le fila  per prima, ma proprio l'università e il teatro. Nelle università alcuni famosi docenti si sono ribellati alla pretesa di veder imporre limiti espressivi  proprio a coloro a cui spettava di decidere sui limiti espressivi e anzi di rimuoverli, senza riguardo alla sensibilità di un individuo o gruppo, nei modi di vita o di fede. Nel teatro è stato un autore come David Mamet a mettere  in scena ciò che di ridicolo e di insidioso c'è nella  ipocrisia di un linguaggio tenuto sotto sorveglianza. Prontamente la nuova scorrettezza affermata e difesa dal mondo della cultura, ha fatto irruzione con una rottura di abitudini e tradizioni che è diventata subito offensiva. Tanto più offensiva quando diretta come un modo ritenuto da eliminare. L'Italia, tra i Paesi che vengono notati e osservati nel mondo, è probabilmente quello che ha più violentemente infranto la barriera del divieto di insulto, tralasciando la comicità e la finzione dell'umorismo per andare direttamente al disprezzo e all'offesa. L'episodio di un vice-presidente del Senato che - senza conseguenze di nessun genere, ha chiamato " scimmia" una ministra nera mentre era al governo, ha stabilito un primato, ha aperto un percorso che non è più stato abbandonato. Trump ha inaugurato la stagione ( inedita e inaudita  ) della vita americana chiamando " black boy" il presidente degli Stati Uniti. Non credete  a chi vi parla di "politicamente corretto" come  se esistesse. Non esiste più. Gli insulti lo hanno seppellito. E anche quando diventerà  " presidenziale", Il miliardario Trump ne è incapace.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –17– novembre-2016 pag. 10

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