Il Fatto Quotidiano
IL MURO TRA LE GENERAZIONI E LE COLPE DELLA POLITICA

Caro Furio Colombo,

L'ultimo rapporto del Censis ci parla di una distanza sempre più grande fra giovani e vecchi. Se è vero non si  dovrebbero spostare le risorse disponibili del Paese in modo da non bloccare l'accesso a chi resta fuori?

Milena

E' una storia che periodicamente ritorna come certe diete e certe " sicure" ricostruzioni di grandi delitti. Di vero naturalmente ci sono tutti i dati del paesaggio: più anziani, perché la vita umana

è un. po' più lunga, meno giovani perché negli ultimi tre  decenni le famiglie hanno avuto ( o voluto o dovuto ) avere meno figli. E una netta differenza di reddito perché gli anziani sono i sopravvissuti di un periodo migliore, in cui  si lavorava   di più, si guadagnava di più e si accantonava di più ( risparmi e pensione ). Nel frattempo il lavoro è drasticamente diminuito, e qui comincia il primo equivoco. Non è vero che i giovani " sono stati chiusi fuori" dal mondo del lavoro. E' vero che il lavoro non c'è. Naturalmente questa penuria funziona da blocco per chi arriva adesso: lavora male, lavora poco, lavora da precario  o con i voucher. E poiche' dall'altra parte vedono molti anziani sopravvivere con un po' di dignità, si forma l'idea del " muro sempre più alto." e del privilegio degli anziani. Qui, nella  narrazione della storia periodicamente ripetuta, manca un personaggio. Manca la politica. La condizione del lavoro ( del non lavoro ) dei giovani, non è, come la siccità. un dramma naturale. E' un disegno politico. E' maturato nella cultura imprenditoriale , prima ancora di sapere che sarebbe diventata la stella polare delle nuove destre economiche, quando ci si è accorti che troppe lotte del lavoro avevano dato troppi diritti ai lavoratori. In Italia l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è diventato un ossessivo nemico da distruggere perchè rendeva difficile il licenziamento. Molto prima della tecnologia che, ci dicono, è il grande rivale del lavoro ( come se il mondo fosse stato invaso dai robot ) un nuovo modo di valutare le imprese non secondo il bilancio annuale, ma secondo gli andamenti trimestrali in borsa, ha spostato la linea critica del prestigio di un Capo azienda dal profitto allo " snellimento".

Ricordo l'anno, 1981, primo dell'era di Reagan, un cui un maxi licenziamento della Citicorp ( grande banca americana che non attraversava alcuna crisi ma voleva un vistoso risultato, ha licenziato dodicimila dipendenti guadagnando subito un picco di   punti  in borsa. E  molti elogi di tutta la stampa finanziaria. E' iniziata l'epoca in cui " lo snellimento" e non l'innovazione o l'allargamento del mercato, è diventato il vero merito del top manager. La politica, a cominciare dai giorni di Thatcher e Reagan, ma anche con volenterosa  partecipazione alla " modernità" di molti partiti e governi europei, vagamente di sinistra,ha fatto la sua parte. Il presidente Obama, per questo così costantemente attaccato a destra, ha ridotto la disoccupazione americana al 4,5 per cento, dimostrando che il problema non. è la tecnologia o la riorganizzazione del mondo produttivo. E il muro non è fra gli anziani che lavoravano e i giovani che non lavoro. Il non lavoro è un prodotto della politica, molto stretta ai capitali. Il muro non  si abbatte multando i pensionati. Si abbatte separando certa  politica ( che con Trump sa come vincere ) da  certe imprese, che hanno caricato la previdenza di tanti pre-licenziati  eppure continuano  ad esigere tasse basse e mani libere.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –10– dicembre-2016 pag. 12

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