Il Fatto Quotidiano
RIMBOCCARSI LE MANICHE, SPORCARSI LE MANI

Caro Furio Colombo,

Chi, e  fino a quando,  dovrà rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani per fare il lavoro che altri, che ne avevano la responsabilità, non hanno fatto? E quante  volte dovremo continuare a " ripartire" o a prendere  atto che " riparte l'Italia"?

Vincenzo

I luoghi comuni, in mancanza di discorsi seri e di argomenti,   veri, trionfano.  L'esortazione a rimboccarsi  le maniche fa riferimento alla concretezza dell'intervento fisico, del lavoro manuale, e rende meglio di altre esortazioni o sgridate, il senso di qualche cosa che finalmente comincia.

Purtroppo al gesto inaugurale, si deve ammettere , non segue mai un lavoro vero e serio dopo i quale si possa presentare il risultato. E' accaduto una volta sola, con i tre episodi molto tristi della riforma Madia, della riforma Boschi e della corsa di Renzi attraverso l'Italia, gridando intemerate, minacce, profezie tenebrose e insulti. Ormai resta archiviata nella memoria degli italiani ( indelebile, temo ) l'immagine di brutte riforme fallite di cui viene data la colpa  ai cittadini inveceche mettere con gentilezza da parte chi le ha pensate e le ha scritte e i loro gruppi di sostegno. Come in una fiaba, i cittadini hanno invece  la controprova  di avere avuto ragione : la grande maggioranza ha detto "no" sfidando un destino tremendo che era stato annunciato dall'angelo  sterminatore Matteo, e non è successo niente. Anzi,  le borse hanno celebrato una vera festa dopo settimane di vacche magre.

Ora mi aspettavo che Gentiloni ci avrebbe esortato a rimboccarci le maniche e a sporcarsi le maniper tutto il lavoro ( quello promesso dal governo precedente e mai  iniziato).  Ma  non avevo calcolato che il nuovo  presidente del Consiglio ha tutte le prerogative  che gli assegnano il presidente della Repubblica e la Costituzione, meno una: non deve far notare che manca ilvero Capo. Il vero Capo per ora  sta a casa godendosi I( scrive lui ) la tenerezza dei figli , ma è il solo che dice, contraddice  e decide. Finche lui non risale in locomotiva, l'Italia  non può ripartire. Gentiloni lo sa, e sta bene attento a non toccare gli strumenti della locomotiva. Gli spetta invece il compito  della " camminata sul posto", un'arte  da mimo reso celebre da Marcel Marceau: muovi  le gambe come se marciassi,  e resti fermo sul posto. Questo è il suo compito, e sarà fedelissimo.

Dunque confermo:  di  "ripartire" non si riparlerà finchè Renzi è in esilio, come un Medici imbronciato e immerso nelle sue  trame per il grande ritorno.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –21– dicembre-2016 pag. 12

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