Il Fatto Quotidiano
LA POLONIA DI KACZINSKY IN RIVOLTA PER LA LIBERTA'

Caro Furio Colombo,

Noto  che c'è pochissima attenzione a ciò che accade in alcuni Paesi dell'Unione europea in cui  la libertà 8 e dunque le ragioni  stesse di stare nell'Unione ) è in pericolo. Per esempio la Polonia ( dove vivo e lavoro )  dove c'è stata una  vera sollevazione contro il bavaglio all'informazione politica

Andrea

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Il caso del presidente polacco Kaczynski, capo di un partito conservatore tra i più cupi e chiusi d'Europa, è già noto e discusso in Europa, benchè quasi solo dai politologi e dalla stampa. Non. c'è traccia di attenzione per le vicende interne che sono ( sul modello ungherese, di continua diminuzione delle libertà, seguendo i due classici percorsi: allontanare e intimidire la stampa. E umiliare e  limitare il potere della giustizia. L'ultima decisione del partito conservatore di maggioranza ( tutto nelle mani di Kaczynski e  della premier Beata Szydlo ) è stato di falcidiare il numero dei giornalisti e delle testate che possono accedere alla Camera. Un presidente e un primo ministro non popolari (non superano il 35 per cento di apprezzamento popolare, benchè fossero  stati  eletti sull'onda della paura di accogliere immigrati ) si sono trovati  di fronte all'improvviso una massa di cittadini che hanno assediato e bloccato il Parlamento. Il presidente ha potuto uscire solo alle tre di notte, dopo che la polizia gli aveva preparato a stento  un corridoio di protezione in mezzo alla folla, e i lavori del parlamento sono rimasti bloccati. Ciò che colpisce ( perchè ogni nuovo movimento conservatore tende a ripetere il comportamento  di chi è arrivato prima al potere ) è il senso di provocazione e di sfida che è la bandiera di questo ritorno in grande del conservatorismo nel mondo. Kaczynski sapeva benissimo che le sue iniziative contro la libertà di stampa avrebbero provocato, in un Paese ex comunista, una forte reazione popolare. E tuttavia ha scelto la strada che poi avrebbe scelto Trump, che stava per diventare la scelta di Hofer in  Austria ( se avesse vinto ) e che era già stata la scelta del partito conservatore  ungherese e del partito satellite  di destra ancora più estrema di quel Paese, il famigerato Obik. Poichè manca una ambientazione mondiale simile a quella che nel 1939 europeo ha accolto fascismo, nazismo e franchismo, resta incerta  la fortuna e il destino della nuova, invasiva  destra europea, che  sa di poter fondare il suo reclamo di potere sulla ostilità agli immigrati, ma si avventura subito dopo lungo percorsi che ridanno vita e ragioni  e forza alle opposizioni. Forse spera che il terrorismo e le "guerre di Dio " che attraversano il mondo, tornino a dare un senso all'impegno di ridurre il più possibile la libertà.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –27– dicembre-2016 pag. 10

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