Il Fatto Quotidiano
LA SAGA DEI DUE GENTILONI E I DUE RENZI

Caro Furio Colombo,

Sento ripetere continuamente che Gentiloni non presiede un suo governo, che segue il governo di Renzi. Presiede lo stesso governo di prima, , tanto è vero che, salvo minimi spostamenti, ministri e sottosegretari sono gli stessi. Identico  è anche il programma, e il giuramento di essere uguale  a Renzi, anzi il facente funzione di Renzi temporaneamente assente. Che senso ha politicamente e legalmente?

Fabrizio

La vicenda Gentiloni è molto difficile da interpretare non perchè ci sia qualcosa di segreto o di misterioso, anzi Gentiloni in persona gode di apprezzamento e di stima. Ma perchè un uomo politico nel pieno possesso dei suoi dritti e delle prerogative, si impegna solennemente  a non essere se stesso e a comportarsi in ogni circostanza, anche minima, come se fosse un altro? Non  è un vice perchè ha pieni poteri, non è un facente  funzione perchè questa figura non esiste, non è supplente perchè ( lui, non un altro ) ha ricevuto la fiducia del Parlamento.

Le domande sono due: sulla figura politica e sulla figura umana. E' evidente, dopo quello che abbiamo detto (citando la realtà), che Gentiloni presiede un governo  costituzionalmente legittimo e dipendente solo dal Parlamento. Dunque le sue promesse, ripetute come un dovere, di non variare nulla, in nessun caso, del programma, degli impegni, della volontà e persino delle inclinazioni caratteriali e delle preferenze  del suo predecessore, non hanno alcun senso e non possono avere alcuna conseguenza politica.

Ma veniamo a Gentiloni, la persona, un uomo politico di esperienza, che sa stare al gioco all'interno di una squadra, ma al quale viene chiesto di stare al gioco di un altro, mentre è capo della squadra. La situazione è forse senza precedenti. Gentiloni deve imitare Renzi come un mimo, però  senza dare l'impressione di essere Renzi, perchè si tratterebbe di rivalità sleale. Deve tenere il posto di un altro non in un ambito culturale o ideologico o di affinità. Deve essere l'altro.

Ma non al punto da cancellare l'attesa del ritorno dell'altro che, anche secondo lo stesso Gentiloni,  è  la vera e unica soluzione.

Tutto ciò, se fosse possibile, vorrebbe dire che Gentiloni è bravo solo se non è se stesso ma unaltro. Però, poichè l'altro è unico, non si può ammettere che uno vale l'altro e che i dueRenzi ( o i due Gentiloni ) sono fungibili. Uno dei due, al momento buono, va scartato. Ma quale dei due? E quando sarà " il momento buono"?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –03– gennaio-2017 pag. 10

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