Il Fatto Quotidiano
SPLENDORI E MISERIE DI MR. PRESIDENT TRUMP

Caro Furio Colombo,

Mi sono imbattuto in un articolo che spiega che tutti i prodotti delle varie ditte Trump hanno etichette straniere , dal Bangladesh alla Cina. Ma non era lui che si è fatto eleggere con la promessa di multare severamente chiunque usi lavoro non americano?

Tullio

Gli argomenti usati da Trump nella campagna elettorale più umiliante  per un grande  Paese delle tradizioni democratiche   degli Stati Uniti, possono dividersi in due parti: storie false, diffuse soprattutto a cura di Steve Bannon  ( ora consigliere politico ) e di Michael H. Flynn ( figlio e assistente del generale Flynn, nuovo  Consigliere  per la Sicurezza Nazionale ) false al punto da accusare Hillary  Clinton e il suo capo staff Podesta di vari omicidi e di  traffico sessuale di bambini ). E promesse false o perchè impossibili ( riaprire le miniere di carbone, riprendere la produzione in massa  dell'acciaio ) o perchè dannose ( smobilitazione della scuola pubblica ) o perchè odiose ( abolizione del piano di riforma che garantisce cure mediche a chi ne era privo,  detto Obamacare) o perchè immensamente pericolose ( espandere la produzione nucleare militare). Poichè tutto si svolge all'interno di un club di miliardari, non c'è nessun rischio di tassazioni stratosferiche per imprenditori che hanno fabbriche all'estero. Si troveranno spiegazioni  perfette dimostrando  l'espansione del lavoro  americano proprio a causa di quella installazione nel Messico. Il Messico non avrà il muro, e non lo pagherà perchè compariranno nuove Trump Tower nel’ ex impero dei Maya. Alcune  di queste torri, in costruzione nelle Filippine, garantiscono la stretta amicizia con il presidente di quel Paese, Duterte, che fa uccidere senza processo i presunti colpevoli di spaccio di droga  sui marciapiedi, abbandonando i cadaveri perchè i passanti imparino. E' vero che, con una inchiesta accurata,  a cominciare dai prodotti Trump in vendita nella Trump Tower di New  York, dove il nuovo presidente degli Stati Uniti governa il suo impero, due giornalisti del New York Times hanno potuto trovare l'indicazione di " made in Bangladesh," o in India o in Cina su quasi tutti i prodotti della attivissima I vanka ( che sarà anche  consigliera a Washington ). E' vero che la grande maggioranza delle gigantesche costruzioniin corso per conto della ditta di famiglia sono ai quattro  angoli del mondo. E' vero che grandi progetti con la Russia sono nell'aria ( anche se, per  merito e abitudine di Putin, prevale un certo riserbo ). Resta il fatto che " bugia " è la vera universale etichetta di tutti i prodotti, commerciali  e politici " Made in Trump. "

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –13– gennaio-2017 pag. 10

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