Il Fatto Quotidiano
FCA ( EX FIAT ) IL DESTINO STRETTO FRA DUE PRESIDENTI

Caro Furio Colombo,

Ma come è possibile che proprio Marchionne, che aveva avuto stima e apprezzamento da Obama per aver portato la Fiat in America, adesso si trovi indagato dal suo grande amico e debba sperare nell'arrivo di un nemico dell'ambiente come  Trump?

Fabrizio

Ci sono molti punti da chiarire in questa storia, ma poco da rivelare. Il primo è che probabilmente l'uso di espedienti per alterare  la misurazione delle emissioni nelle auto è universale. Qualcuno viene scoperto, altri no, in dipendentemente dalla  nobiltà industriale della casa produttrice. Forse, se un deciso protettore dell'ambiente, come Obama, fosse rimasto presidente, la denuncia delle  tecnologie che alterano la misura dell'inquinamento sarebbe continuata, e, alla fine, avrebbe coinvolto tutti. Tra pochi giorni il capo della  nuova agenzia competente in materia  sarà un noto nemico delle misure e precauzioni ambientaliste, e non sarà salva solo la FCA di Marchionne, ma tutte le altre fabbriche di automobili americane in lista d'attesa. Un secondo aspetto è il rapporto disinvolto che l'ex  grande amico di Obama ha subito instaurato con Donald Trump. Gli ha donato, due giorni prima dell'annuncio dell'inchiesta, un miliardo di dollari di investimenti e duemila posti di lavoro. Tra industria  e politica queste cose sono sempre accadute. Però se uno scrive su un  giornale italiano, non può non rimpiangere quella donazione di Marchionne al nuovo  presidente americano ( detta per l'occasione, " investimento") e quei duemila posti di lavoro. Entrambi, con il passato e le radici della Fiat, da cui tutto proviene, sono pezzi di Italia che toccavano agli italiani. Sto invitando Marchionne a usare  un po' del linguaggio di Trump, il presidente nazionalista che, tra poco, lo salverà dall'inchiesta, e sarà il suo nuovo idolo. C'è sempre, in fatti come questi, un risvolto giornalistico un po'  servile, nella stampa italiana. Ho letto titoli, sottotitoli  e occhielli che dicevano " Torino  colta di sorpresa sorpresa", " Il Lingotto si difende " La risposta del Lingotto". Torino e il Lingotto ( salvo il  salone del Libro e alcune filiali col vecchio nome Fiat, ma  con sede legale e fiscale altrove ) sono vuoti. Sui nostri giornali e nei nostri Tg trovate  anche, in modo anche più improprio, la definizione di "impresa italo-americana". Non c'è nessun Lingotto e alcuna traccia di Italia ,nelle carte di accusa della agenzia americana dell'ambiente. Il protagonista è la Chrysler. La Chrysler, anche se usa come contenitore la sigla FCA  per indicare la famiglia traslocata  dei  proprietari, è una impresa americana, che vive, vende, produce, guadagna  ( e può  incorrere  nei rigori  di quel Paese ) negli Stati Uniti. Laggiù il nuovo presidente sarà mite, abbiamo detto, sulle questioni ambientali. Ma sulle filiali italiane  e messicane?  Solo pochi giorni, e cominceremo a sapere.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –14– gennaio-2017 pag. 12

--------------------------------------------

Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

00193 Roma, via Valadier n. 42

lettere@ilfattoquotidiano.it

 

 
Cookie Policy