Il Fatto Quotidiano
DUE VOCI PER LA PROSSIMA AMERICA : KING E OBAMA.

Caro Furio Colombo,

Martin Luther King, il difensore  dei diritti civili non solo degli afroamericani ma di tutti gli americani, è stato ricordato lunedì scorso, con il giorno annuale di festa ( la data della sua nascita, non della sua morte ) in tutta l'America. Barack Obama, il suo diretto discendente, è stato salutato con un editoriale a piena pagina dal New York Times ( 17 gennaio ). Eppure i nostri giornali sono pieni di articoli, non sempre  autorevoli, ma sempre  orientati sul "fallimento di Obama" e " I capricci di Obama". E' un po' umiliante

Gigliola

Persino in un momento come questo, probabilmente il peggiore nel dopoguerra, mentre l'America attende ( oltre la metà con rabbia e delusione ), quel Paese sembra capace di orientarsi e d sapere come stanno le cose e quanto sia infido un miliardario senza altro  passato che i soldi , le donne( con vicende che i russi dicono di poter documentare ), l'evasione fiscale alla grande, e vicende contabili non semplicissime, e quanto  sia da rimpiangere un presidente che ha salvato l'industria, salvato le banche, salvato gli americani senza cure mediche,  ed eliminato ( ho  scritto "eliminato ", ed è una notizia, non una opinione)la disoccupazione.

Nonostante ciò un settimanale che avrebbe diritto ad altre ambizioni, si mette ai sicuro intitolando"Quei capricci del presidente uscente e perdente", come se Obama non avesse governato per i due termini consentiti ( nessuno gli avrebbe negato  un terzo  mandato ) e non fosse il presidente che  lascia la Casa Bianca  con il più alto indice di approvazione in decenni.

Un esempio straordinario del giornalismo nostrano, ansioso di farsi trovare  dalla parte giusta dal nuovo venuto, sono " i capricci di Obama", come l'espulsione di 35 diplomatici russi, dopo che Cia ed FBI avevano confermato ( e Trump lo ha ammesso  fra i denti ) che c'era stata azione spionistica e informatica  dei russi a favore di uno dei contendenti nella campagna presidenziale. Quella espulsione è così descritta da Panorama: " un altro affronto irrituale al successore che vuole cambiare la rotta delle relazioni fra Washington e Mosca". Quel successore  infatti ha designato a segretario di Stato un petroliere amico personale di Putin, da cui ha ricevuto la più alta onorificenza  di quel Paese. Nella stessa pagina del New York  Times, che saluta Obama senza la paura di dispiacere al " caro leader", vi sono due vignette accostate. Nella prima Obama dice addio con la frase "Yes we can", della sua prima campagna elettorale.Nella seconda Trump e Putin, la mani dell'uno sulla spalla dell'altro, dicono con un unico fumetto " Yes, we did" ovvero : insieme ce l'abbiamo fatta. Forse è interessante notare la non sintonia fra il grande giornale americano  e uno dei settimanali  più importanti in Italia.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –19– gennaio-2017 pag. 12

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