Il Fatto Quotidiano
PROTESTA E RESISTENZA CONTRO DONALD. SERVIRA' ?

Caro Furio Colombo,

sento dire, e leggo sempre di più, e da firme a cui si da  fiducia, che le proteste americane contro Trump ( cortei, manifestazioni, cartelli, scritte, battute, manifesti, programmi tv ) non serve.Se commetti l'errore di non ascoltare il popolo ( in alternativa, l'orrenda espressione " parlare  alla pancia" ) inutile, dopo, disturbare il traffico, non ha nessun valore e nessun senso.

Bruno

……

Io credo che su questa strana e improvvisa ammonizione a non protestare troppo contro Trump, che comunque ha vinto, faccia luce il comportamento del giudice federale Robbart. Il giudice, dalla sua lontana sede di Seattle( Stato di Washington, costa americana del Pacifico, confini col Canada)  constata una grave violazione dei diritti umani e civili  appena avvenuta in tutti gli aeroporti internazionali americani. Si tratta  della  decisione del neoeletto presidente sulla validità, improvvisamente e arbitrariamente negata,senza preavviso,   a visti e passaporti, di cittadini stranieri che sono già in viaggio e, appena sbarcati, vengono rinchiusi un giorno e una notte in aeroporto, in attesa di rimpatrio. Le decisioni di un giudice federale hanno valore nazionale, non importa quale sia la sua sede. Il presidente, infuriato, ha insultato  " il cosiddetto giudice" e ha fatto ricorso. La Corte d'appello federale competente  ha dato torto  al presidente degli Stati Uniti e lo ha fatto nel corso della notte, in modo che non ci fossero sospensioni per la decisione del giudice Robbart, perchè riguardava il destino e i diritti di tanta gente del tutto innocente.

Ora mi sembra inevitabile confrontare ciò che è accaduto  e che sta accadendo  negli USA (, in quella che un giornale del peso e della responsabilità  del New York Times, chiama " resistenza"e  a cui  la CBS, una delle tre grandi reti storiche della Tv americana, dedica una satira bella e spietata  come quella di Charlie Chaplin al tempo di  Hitler e Mussolini ) con ciò che ha scritto Roberto Saviano  su l'Espresso del 29 gennaio. Si riferisce al corteo di ventimila persone a cui  lui ha partecipato  a New York, (e  che è avvenuto  anche in tutte le grandi città americane)  per dire: " Da un lato c'è Trump, che trasforma gli hater ( odiatori ) in elettori, dall'altroslogan  eterni che non possono essere soluzioni. Da un lato catalizzatori , come Trump, di percorsi personalissimi  e di personalissimo desiderio di rivalsa(...). Dall'altro  una marea di persone  che non parlano  di quanto costa un litro di latte, ma che provano a dirti che, se mancano i diritti, un litro di latte diventerà  un bene di lusso (...) Ma qui tutto si capovolge. Essere in piazza non basta più. ( altrimenti, ndr) il passo successivo sarà ingrossare le fila degli incazzati e dei delusi che vedranno in Trump il Messia vendicatore. " Due domande a Saviano: è stata la logica, la strategia o la passione che ha dato un senso alla catena  umana dei ragazzi intorno al Pentagono, seguendo "elite" con Allen  Ginsberg, Leonard Bernstein, Norman Mailer , e ha portato alle dimissioni del presidente Johnson, ai tempi della guerra nel Vietnam?  E il giudice Robbart ( uomo di destra nominato dall'ultimo Bush e giudice scrupoloso del suo mandato ) non avrà visto un senso e una ragione in quella marea di gente per le strade  d'America,   che non negava l' elezione  del presidente ma era offesa da una decisione improvvisata che squilibrava e metteva  in pericolo il sistema giuridico americano e la credibilità internazionale del Paese?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –08– febbraio-2017 pag. 12

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