Il Fatto Quotidiano
ABBIAMO LA POLITICA PEGGIORE MA CHE DIRE DEI CITTADINI?

Caro Furio Colombo,

Kakistocrazia non è una parola molto conosciuta, ma è un concetto che ci riguarda sempre di più. Kakistocrazia  significa un governo guidato dalle persone  meno affidabili del Paese. Ma anche il mondo sembra andare in questa direzione.

Danilo

L'osservazione è giusta. La parola ci riguarda, e riguarda certamente altri Paesi. Notizie sul come si comporta male la classe politica si possono trovare, con puntualità e precisione, su alcuni giornali, certo   a cominciare dal " Fatto". Io aggiungerei alle accuse, sia giudiziarie sia politiche che tutti conosciamo e che si arricchiscono di giorno in giorno, e diffondono un senso di sfiducia anche più grande, un altro fatto che mi sembra grave e pericoloso,perchè genera solitudine. Ogni politico, anche per bene, si rivolge sempre e solo a un altro politico, ogni gruppo a un altro gruppo. Se  un partito pensa di avere fatto bene non se lo fa dire dai cittadini  se lo dice da solo, creandosi sequenze di trionfo che avvengono tutti all'interno della casa-partito o della casa-politica. Ma non sono mai dirette alle case degli italiani. Tranne i Radicali di Pannella e Bonino ( speriamo adesso, di Bonino e Cappato e degli altri che purtroppo  si sono divisi ) nessuno ha voglia di condividere con i cittadini progetti, ansie e speranze.  Ma spostiamo la telecamera su di noi, i cittadini,  come non avviene mai  in televisione. I sondaggi mi dicono che la maggioranza dei miei connazionali vorrebbe cacciare i rom, che sono italiani  da secoli, e vorrebbero le città chiuse perchè, a differenza di quanto è avvenuto in tutti i secoli della storia europea ( e soprattutto italiana ) non entrino stranieri. Prevalgono, fra tante brave persone  che conosciamo, le parole " respingimento" e " rimpatrio", dove respingere  è far morire, e il rimpatrio è impossibile perchè chi fugge non ha patria. Capisco la Procura della Repubblica di Foggia che ha scelto che sia  doloso l'incendio del Gargano.  Infatti qualcuno ha sparato contro la polizia che indaga e pensi subito al crimine organizzato. Ed  è quasi impossibile immaginare un incidente fra una sottopopolazione abituata a vivere in quel modo da anni, e purtroppo esperta  di quella vita. Ma il livello più basso mi sembra sia stato raggiunto  dal  sindaco di Ventimiglia.Cito da La Repubblica, ( 5 marzo,Matteo Pucciarelli)  ):" Con una ordinanza il sindaco di Ventimiglia Enrico Loculano (Pd) ha vietato la somministrazione di cibo e bevande ai non autorizzati ( leggi rifugiati, profughi.  migranti ) per motivi di "tossinfezione". Nel frattempo anche i rubinetti delle fontanelle della stazione sono stati chiusi. Il motivo ufficiale: la legionella." In tutta Ventimiglia ( seguo sempre il racconto de La  Repubblica ) solo una persona si è ribellata, una signora Delia che viola le Ordinanze, tiene aperto il suo bar "Hobby" anche la notte, da' acqua e panini e ricarica ( venti alla volta ) i telefonini dei profughi. Nel bar della signora Delia, apprendiamo, " gli italiani non mettono più piede". Ma, dice lei, " non potevo voltarmi dall'altra parte”.  Ecco, Ventimiglia dimostra che molti cittadini non sono affatto migliori della loro classe politica. Ma se qualcuno fra i politici è ancora vivo, proponga subito la signora Delia per una onorificenza della Repubblica italiana. Bisogna  dare riconoscimento e ringraziamento alla sola persona che, in un'area e in un momento difficile, non smette  di avere dignità e umanità.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –10–marzo -2017 pag. 10

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