Il Fatto Quotidiano
L'AUTOCOMPLOTTO ITALIANO: CHI C'E' DAVVERO DIETRO?

Caro Furio Colombo,

Qualche anni fa, da questo giornale, lei sollevò una domanda: "Chi comanda davvero in Italia e dove vuole portare il Paese?"  Oggi rivolgo a lei quella domanda  in questa forma: " C'è qualcuno, dietro i politici, che non vuole mollare la presa sul Paese? E come possiamo smascherarlo?"

Antonio

L'articolo a cui il lettore fa riferimento era stato  scritto in un momento in cui si sentiva un certo potere al lavoro ma non si vedeva ne da dove veniva ne dove andava. Sto dicendo che era un periodo brutto, difficile ( diciamo un anno fa ) ma meno drammatico, nel senso che stavamo discutendo di un volo lungo una rotta che appariva etero-guidata e mai veramente discussa, ma non  di volo alla cieca. La situazione adesso è quella di una stranissima nave in cui una parte non controlla la rotta perché ha il mal  di mare ( tutto ciò  è descritto o immaginato come " di sinistra").Una parte sta facendo baldoria in una euforia senza senso e senza ragione, cambiando ogni giorno la designazione del comandante e aggiungendo zavorra al carico. E una parte, serenamente investita delle proprie responsabilità, è restata ai comandi, che non rispondono.

Intanto botte potenti del mare in tempesta e un continuo fuoco amico delle presunte navi alleate che  tagliano continuamente la strada, rendono impossibile tornare in dietro, andare avanti e restare sul posto. Sono accatastate l'una sull'altra situazione incompatibili e progetti irrealizzabiliche rendono impossibile  la via d'uscita della speranza con cui di solito si concludono queste riflessioni. No, dubito  che non ci sia un potere forte alle nostre spalle che ci spinge e ci devia. Quel potere se mai è impegnato a generare tutta la turbolenza che in questo momento tormenta le democrazie che una volta chiamavamo " avanzate".

Dubito che ci sia dignità e libertà sufficiente per farne a meno, nel caso si presentasse ,con una pretesa   di guida, uno dei poteri che dovrebbero essere studiati più dalla sociologia che dalla politologia.  Sto dicendo  che vedo disordine, che non escludo che sia parte di  un progetto, ma non vedo né il senso ( chi? che cosa vogliono ? ) né la via di fuga. Dunque, per ora, nell'Italia politica, questo è il tempo che stiamo vivendo. Non il migliore.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –28–marzo -2017 pag. 10

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