Il Fatto Quotidiano
ITALIA, IL PAESE CHE CAMMINA NEL SONNO (TRA LE URLA DEI PARTITI)

Caro Furio Colombo,

ogni tanto i numeri della nostra economia deludono, ogni tanto illudono, ma il fenomeno dipende dalla manipolazione,  non dalla realtà. Per il resto silenzio.

Mimma

Diciamo che il silenzio è interrotto da grida che però riguardano  questioni interne  ai singoli partiti. Quasi sempre qualcuno vuol far notare che se ne va, e il più delle volte non c'è nessuno a salutare e nessuno ad accogliere. Quanto a ciò che riguarda decisioni politiche, decisioni economiche, rapporti con gli altri Paesi, dentro o fuori la Comunità di cui siamo parte, non vola una mosca. Nel nostro Paese da anni, ormai, non nascono idee, si chiudono fabbriche più per inerzia  che per crisi economica. Tutti ti dicono che i capitali ci sono ma nessuno li muove. Tipico il caso di Termini Imerese, che langue tra la fine della Fiat e l'inizio della tanto discussa  auto elettrica, e gli operai del più grande centro industriale della Sicilia sono ancora in cassa integrazione. Ingiusto dire che il fermo di fabbriche  come quella sono l'effetto della crisi. Più corretto dire che sono la causa, un grande fermo che è più di natura psicologica che economica e che si rappresenta in una sorta di vuoto. In quel vuoto, chi è povero resta povero e chi ha un minimo di agio non vuole rischiare. C'è molto tempo libero e dunque si susseguono molte analisi, ma tutte con un metodo sterile diventato comune,anche perché bisogna  stare lontani dalle ideologie. L'idea è scomporre il Paese e i suoi problemi in pacchetti  separati, che formano anche il grosso del lavoro giornalistico quando il mondo non fa  incursione con eventi tragici. Un pacchetto sono i giovani. E' importante elencare che cosa tutti noi dovremmo fare per loro, se non altro come " staffetta generazionale", per poi passaread altro. Un pacchetto sono i pensionati. Aumentano per ragioni naturali, ma vengono osservati con lo stesso sguardo dedicato all'emigrazione: sono troppi.  Un pacchetto è il lavoro. Viene  presentato nella doppia versione della crisi: ce lo portano via gli immigrati. Ce lo portano via i robot. Il lavoro, come ha dimostrato  Roosevelt ai tempi del New Deal, non viene da solo. Devi scuotere l'albero del privato e mettere  in moto il lavoro pubblico. Qui però non si tratta  di sdottrinare sulle giuste soluzioni( che non abbiamo, anche se abbiamo il Jobs act ). Si tratta di alzare la voce nel vuoto e nel silenzio solo per chiedere " C'è nessuno?" al nostro Paese, ai nostri partiti,  ai nostri intellettuali,al nostro governo. Succede che, non appena  la gente comincia a notare il vuoto, subito esplodono dibattiti  che coinvolgono tutti ( governo ed esperti inclusi ) su grandi questioni come la legge elettorale e la democrazia diretta. La prima dovrebbe dirci come si vota. La seconda come si governa. Pare che il primo caso ( legge elettorale) spetti tutto ai partiti. E il secondo ( democrazia diretta o digitale ) debba rimettere tutto nelle mani dei cittadini. Per un po' avremo l'impressione che la scena sia affollata e attiva e brulicante di fervore. Aiuta a non pensare a Termini Imerese.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –08–aprile -2017 pag. 12

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