Il Fatto Quotidiano
AMSTERDAM: DA DOVE VIENE LA VOCE DELLA FIAT.

Caro Furio Colombo,

Ho letto con grande interesse le dichiarazioni fatte all'assemblea degli azionisti FCA ( ex Fiat ) da Elkann e Marchionne. Risultati buoni e promettenti. Poi mi sono reso conto che non si tratta di risultati italiani. Il resoconto  è datato Amsterdam e riguarda una azienda anglo- olandese -americana, con filiali nel mondo, tra cui l'Italia.

Ada

….

C'è infatti una stranezza che attrae subito attenzione negli articoli dedicati all'argomento dai giornali italiani. Per esempio Repubblica ( 15 aprile ): " Amsterdam. John Elkann parla agli azionisti riuniti ad Amsterdam  nell'assemblea  sociale. La casa di Torino vede ormai vicino il raggiungimento degli obbiettivi industriali. ' Già nel primo trimestre del prossimo anno capiremo se ce l'abbiamo fatta,' spiega Sergio Marchionne, lasciando in tendere che i numeri sono incoraggianti”.

Lo sono. Ma perché i giornali trattano l'argomento  salutando “la casa di Torino” che è ad Amsterdam come se si trattasse di Pil italiano, mentre tutto il racconto rassicurante di Amsterdam dovrebbe  apparire nelle pagine "Economia-mondo", insieme alla Silicon Valley, e alla Toyota, e non  come se stessimo parlando dei tempi in cui il Lingotto non era l'indirizzo della Fiera del Libro, o del congresso del Pd, ma quella del quartier generale Fiat? La finzione è ostinata,  e tutti I colleghi che si occupano di auto la osservano come se tutto ciò che avviene a Detroit, e  sostiene il  lavoro   americano, contribuisce all'espandersi della ricchezza  americana e genera nuova ricerca made in USA, fosse (come ai tempi dell'Avvocato) un contributo al lavoro italiano, al pil Italiano, e indicasse il percorso di una ripresa che, invece, in Italia non c'è. Infatti  tutte le buone  notizie  di Elkann e Marchionne non riguardano l'Italia, riguardano le tasse altrove, il lavoro altrove, Il profitto altrove, il made in altrove, salvo frammenti di limitate produzioni locali, qui ( Italia ) o in Messico, o in Brasile. Naturalmente ci possono essere mutamenti e anche variazioni improvvise sull'uso delle filiali. Per esempio, in Italia, improvvisamente,  è stata portata via  la produzione  della Panda ( che naturalmente richiede lavoro di massa ) ed è stato annunciato l'arrivo di produzioni di lusso, grandi automobili non Fiat estranee a impianti, a lavoratori e a distribuzione locale, e comunque in sospeso. Il lontano quartier generale americano vede e non vede l'urgenza di ciò che accade lontano ( Torino )  e, soprattutto sente il fiato pesante della vita politica americana,  persino se non fosse Trump il  presidente. Tutto ciò non è fuori legge e non è immorale. E' una scelta poco patriottica ma conveniente per gli azionisti. E’ una scelta  che governo, parlamento e fisco italiani hanno scelto di non notare. Ma perché non dovrebbero farlo notare i giornalisti, quando riferiscono dei buoni risultati di Detroit,  e fingono invece di parlare  della" casa di Torino", del Lingotto, dove comincia a crescere l'erba fra i sassi del selciato?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –20–aprile -2017 pag. 10

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