Il Fatto Quotidiano
DOVE CI SONO DISGRAZIE, CI SONO RADICALI

Caro Furio Colombo,

Grillo ha detto che dove ci sono i Radicali ( intende Radicali nel senso di partito ) ci sono disgrazie. E' paradossale ma in un certo senso è vero, dalla morte negata a certi malati terminali , alla vita negata a rifugiati superstiti. Però vuol dire anche il contrario , che quando qualcuno ha disperato bisogno  di aiuto, per vivere o per morire,  quelli di Grillo non ci saranno mai?

Lucia

Per rispondere cito l'intera affermazione di Beppe Grillo  da "La Stampa", (23 aprile, pag.9 ):  " Non possiamo fare la fine dei Radicali. Dove ci sono disgrazie ci sono loro, referendum per morire, per divorziare  ( che è una fine ) per uccidere o aiutare a uccidersi, ci sono loro, i radicali. Perchè? Non li  ho mai capiti. La loro ideologia è la fine (...) con gli uteri in affitto si finisce di nuovo nel truculento, nella morale di chi a una élite è convinto di appartenere”. La dichiarazione è incompleta. Mancano  molte  disgrazie che attirano da decenni l'attenzione e il lavoro politico e umano dei radicali: mancano le carceri ( nel senso di vita e condizioni e dei detenuti ), manca  la tortura, mancano i casi Cucchi e Aldrovandi e Caserma Diaz, mancano i diritti umani e civili dalla Turchia alla Cina, manca la persecuzione dei Rohynga e quella dei Oiguri e dei Tibetani. Manca il tentativo di difendere rom e migranti qui in casa nostra, e i loro bambini. Manca  la pena di morte ( l'evento più lugubre tra  quelli che hanno attratto da sempre l'attenzione dei Radicali e quel loro trafficare continuo perchè ogni  giorno, nel mondo, venga ucciso qualcuno in meno). Non  si tratta di eventi lieti. Però come non pensare a tante essenziali attività umane che hanno le stesse caratteristiche? Per esempio i medici. Sono in compagnia dei sani nel tempo libero, ma altrimenti li trovi  accanto a gente che sta male o malissimo e, come Marco Cappato dei Radicali, può darsi che siano vicino a qualcuno che muore per libera ma inevitabile decisione, nei  luoghi del mondo  in cui è consentito. Okay, la loro attività non è sempre allegrissima, perchè la vita ( dove c'è negazione di diritti ) non lo è. Ma visto che non fanno parte dell'universo  partitico e non hanno  un soldo pubblico o privato,   dov'è il problema e la ragione del compatimento e del disgusto? Sono bollati con la parole   “élite".  Qualcuno può dire, specialmente se ha un ruolo grandissimo nella vita politica di questi giorni,  che non lo è?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –25–aprile -2017 pag. 10

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