Il Fatto Quotidiano
ROMA,3 MAGGIO, MORTE DEL SENEGALESE MAGATTE NIANG

Caro Furio Colombo,

Dopo l'epica vicenda della cavalleria di Milano che spazza via gli ingombranti migranti senza casa, a Milano, assistiamo a vigoroso intervento  ( vigili urbani)   contro la malavita senegalese di Roma che pretende  di sopravvivere vendendo in strada, come tanti altri ambulanti.  Le autorità ( non ci hanno detto quali ) hanno deciso che non  va bene. Segue rastrellamento e investimento di senegalese quarantenne da parte di auto dei vigili urbani. Segue morte dell'inseguito. Ecco una pagina esemplare da inserire nei nostri prossimi  libri di lettura, età 6-9 anni, per formare come si deve i nuovi cittadini.

Oreste

Per prima cosa, nelle cronache della vicenda, colpisce il silenzio  dei cittadini  romani presenti alla operazione " caccia  al senegalese ". Siamo in mezzo  alla strada, in piena  mattina, ma nessuno ha visto niente, nessuno. Se si sia trattato di investimento di uomo in fuga da parte  di inseguitori, non lo sapremo mai. Pare che i senegalesi, quando li allontani  dai luoghi ingiustamente invasi dalla loro pretesa di diventare commercianti, muoiano così: cadono per terra e basta. Ora non c'è dubbio che sappiamo troppo poco di una morte che in un solo senso era stata annunciata: dal fatto che gli immigrati non hanno alcuno spazio legittimo in cui stare ne alcuna attività, benché pacifica e ordinata, che possa essere tollerata e magari anche protetta.  Le fughe precipitose di adulti che non stanno commettendo alcun reato e che potrebbero essere parte viva e attiva e utile di questo Paese, sono uno spettacolo umiliante anche per chi li guarda. Intorno, gli spacciatori professionali  e i bravi corrieri di droga a domicilio, camminano tranquilli, stanno facendo i consueti giri di consegne nella  città. Fuggono a precipizio i venditori di borsoni e finti gioielli,  perché hanno imparato a temere qualunque autorità. E nessuno ha avuto l'idea di creare un centro di protezione, orientamento ed, eventualmente  di assistenza nella  denuncia di violazione dei loro diritti. Educati da Salvini, molti di noi credono che, vivi o morti, quei senegalesi che cercano dignità col mestiere  di vendere, e che,  a un certo punto, ogni giorno,  devono scappare come bambini cattivi ( e qualcuno può anche darsi che muoia nella corsa precipitosa), semplicemente non dovrebbero esserci. Non avrebbero dovuto venir fuori vivi dal mare.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –09–maggio -2017 pag. 12

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