Il Fatto Quotidiano
BAMBINI ROM E TOMBE EBRAICHE "MA NON E' RAZZISMO"

Caro Furio Colombo,

nella nostra cronaca cittadina, tutto è incerto, nella prima battuta di brutte. notizie, la causa, le modalità , la responsabilità, e se l'evento possa considerarsi dannoso o colposo. E tutto rimane in sospeso, penso anche per cautela legale, finché le autorità non danno il primo verdetto. Di solito promettono indagini più approfondite. Non in due casi romani appena accaduti: il rogo dei bambini rom e la distruzione delle tombe ebraiche al Verano. Sono stupito della curiosa sicurezza  delle fonti e dei cronisti: nè un caso nè l'altro hanno motivazione razziale.

Adriano

Le ripetute narrazioni del terribile  rogo che ha distrutto parte della famiglia Halilovic ( in tredici dormivano  in un camper, in zona  Casilina di Roma , qualcuno ha incendiato il camper di notte, tre bambini sono morti bruciati ) si sono aperte subito, alla seconda  o terza riga di ciascun articolo di cronaca, con l'assicurazione perentoria che se qualcuno da fuoco a un camper rom mentre tuttidormono, non può essere che un altro rom. E'  cominciata la caccia, esclusivamente fra i rom. Sfortunatamente il  rom assassino,  dato per " identificato" dalle telecamere fin dall'inizio della storia, non è stato trovato, e le possibilità che la storia si allontani dalla nostra attenzione prima di sapere che cosa è successo davvero, sono più alte ogni giorno. Segue la notizia che, nella  civile città di Roma, una signora ha parcheggiato la sua auto in modo da schiacciare  fiori, pupazzi e lettere  ai bambini bruciati ( un piccolo memoriale spontaneo come spesso  accade sul luogo di un delitto così grave e penoso ) e ha dichiarato orgogliosa:  " io parcheggio dove voglio". Subito  dopo il rogo  dei piccoli rom, un'altra sconvolgente notizia  nella cronaca di Roma: decine e decine di tombe nel cimitero  del Verano di Roma, sono   state scoperchiate e profanate. Le tombe sono ebraiche ( tutte ) nella prima narrazione. Nelle  successive,  si aggiungono " croci" senza precisare dove e come  tombe cristiane e tombe ebraiche possano mischiarsi in una stessa scorribanda di vandali. Ma i vandali, già dalla seconda narrazione  dei fatti, diventano " ragazzini" . Infatti uno risulta quattordicenne. Ma non ci viene detta mai l'età del più adulto. Segue la certezza che, pur sollevando e spaccando pietre tombali ebraiche , difficilmente confondibili, i " ragazzini" non hanno  mai pensato di agire per ragioni razziali.  Una tale ipotesi viene  esclusa all'inizio e alla fine di ogni articolo. E' una bambinata, ci dicono i colleghi cronisti ( pensate al peso delle lastre, divelte e spaccate a decine nella notte )  di cui adesso sia " i ragazzini" sia  i genitori si vergognano, tanto che " i ragazzini" vengono tenuti in casa, e i loro nomi, come da prescrizione di legge, restano " di fantasia" in ciascun articolo. Non sappiamo nulla e non sapremo nulla delle loro famiglie e delle loro scuole. Risulta ai cronisti  che ,forse, " un video-gioco" può avere motivato  questa idea  ( così tipicamente da " ragazzini") di farsi chiudere di notte in un grande cimitero e - per caso - fra le tombe ebraiche del Verano, proprio mentre avevano gli attrezzi per spaccare tutto.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –16–maggio -2017 pag. 12

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