Il Fatto Quotidiano
MINNITI : LE NUOVE FRONTIERE ITALIANE SONO NEL DESERTO

Caro Furio Colombo,

Uno strano titolo gira  fra i nostri giornali da metà maggio. Dice: "Cinquecento soldati italiani nel deserto per fermare l'esodo nelle nostre coste”.  Non può essere che uno scherzo. Ma chi  ha voglia di ridere su un a materia così dolorosa?

Silvio

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Purtroppo non si tratta di uno scherzo, ma di una nuova, astuta strategia italiana che ( leggo su Repubblica del 17 maggio ) è stata messa a punto dall'infaticabile ministro italiano  dell'Interno (sì, dell'Interno )  Marco Minniti, per una iniziativa  che è descritta così: " L'operazione Deserto Rosso non sarà per niente facile. Schierare un contingente militare italiano nelle dune del Niger settentrionale comporta rischi e costi altissimi. Serviranno almeno 500 uomini,  con veicoli blindati ed elicotteri, che dovranno venire interamente riforniti da aerei e saranno costretti a muoversi sempre nella sabbia. Agire in Libia è impossibile. E allora si cerca di sbarrare la rotta dei disperati più a sud (...) La macchina dell'intervento però è in marcia. Pochi giorni fa.  i ministri degli Interni Marco Minniti e Thomas de Maizière  hanno chiesto a Buxelles di autorizzare la spedizione”. Qualcuno ricorderà una vignetta  di Altan in cui il personaggio era perplesso e nel fumetto si leggeva : " Mi domando a chi vengono in mente le cose che dico”.  Bisogna infatti domandarsi a quale adulto può venire in mente di mandare nel deserto dell'Africa profonda  500 soldati italiani per intercettare spostamenti di esseri umani di tali dimensioni da farne il problema più grande e più grave del mondo da due decenni e molte guerre. Stupisce anche di più che qualcuno abbia il coraggio di annunciarlo come se fosse vero o fosse possibile, invece di querelare immediatamente per diffamazione chi associa il suo nome a una idea del tutto priva di rapporto con la realtà ma anche del tutto priva di senso. Il fatto è che riesce possibile  immaginare l'evento soltanto come film comico, con Abbatantuono come comandante della spedizione, ora  severo,ora benevolo ( e poi innamorato di una transitante ), il tipo che, prima della fine, riesce a trasformare il temuto fortino italiano del deserto in un simpatico b&b. Ma la scorta culturale di Minniti ha avuto anche la pessima idea di dare a un simile progetto il titolo del più bel film di Antonioni, "Deserto Rosso". Nel film, Antonioni si ispirava al colore  rosso che aveva reso celebre il  grande pittore e amico Rothko. Qui, se la storia non fosse per fortuna inventata ( non dal giornalista ma dal ministro, per fini elettorali)  "rosso" può evocare soltanto sangue.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –19–maggio -2017 pag. 10

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