Il Fatto Quotidiano
LA NAVE DELLA ONG SPERONATA E IL NOSTRO SILENZIO COMPLICE

Caro Furio Colombo,

La notizia è stata pubblicata su "Il Fatto Quotidiano" il 16 maggio, a firma Guido Rampoldi. Diceva "Motovedette libiche ( riattivate dagli accordi con Minniti ) hanno tentato di speronare una nave salva-profughi". C'è mai stata una smentita?

Giulio

Marco Minniti, ministro  dell'Interno di un governo ponte ( che porta non sappiamo da  dove a non sappiamo dove ) ha due vite. In una rilascia nobili affermazioni sull'accoglienza  e promette  un Paese civile che saprà farsi ascoltare dall'Europa affinché apra le sue porte  chiuse senza far pagare ai profughi la sventura  di essere  profughi. Nell'altra si aggira nel Nord Africa in cerca di tribù, gang, eserciti locali  o governi provvisori, per formare una invalicabile barriera anti-straniero in modo da evitare respingimenti in Italia o internamenti  nei " Centri di espulsione" che lo stessoIlluminato ministro sta preparando, per chi dovesse filtrare dalle maglie strette che sta preparando.

La notizia del tentato speronamento non è mai stata smentita o smontata ( nel senso  di dimostrarla frutto di un equivoco falsa). Semplicemente taciuta.  Rampoldi racconta quel che è accaduto, come simbolo e anticipazione  di una nuova  politica: "Una sorta di battaglia navale  ha opposto una nave di " Seawatch", ( una Ong umanitaria tedesca ) in quel momento impegnata nel salvataggio di 600 migranti stipati in un barcone, e due motovedette  libiche, primo nucleo di una Guardia costiera libica che Roma sta resuscitando. Una delle motovedette ha minacciato di speronare la nave tedesca, come dimostra il filmato che la ong ha messo in rete. L'altra ha abbordato il barcone e lo ha riportato sulla costa, dove presumibilmente i passeggeri sono stati trasferiti in un campo di detenzione”. Come osserva Rampoldi nel suo “reporting”, tutto ciò appare una iniziativa libica soloa chi finge di non sapere che quel poco di struttura militare libica che funziona è italiano e organizzato a Roma. I campi di detenzione  in  Libia, come ha dichiarato e dimostrato Amnesty International, sono campi di tortura, stupro e morte. Quando questa Shoah sarà raccontata, sarà difficile nascondere la mano  italiana come mandante di questi delitti, e sarà impossibile distinguere la  indifferenza italiana e la finzione di non sapere dei nostri giorni, dai "volonterosi carnefici di Hitler” di cui Goldenhagen  ha parlato nel suo celebre  libro, non tanto tempo fa, nella sua Germania.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –13- giugno-2017 pag. 10

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