Il Fatto Quotidiano
LA STRANA STORIA DEI SOLDATI ITALIANI IN AFRICA

Caro Colombo,

Di tanto in tanto leggo sui nostri maggiori giornali, notizie accurate e certamente di fonte militare, su soldati italiani che sono o saranno attivi in Libia, e intanto fanno pace fra le tribu e mettono insieme una marina libica ( suppongo che si riferiscano sempre e solo a Tripoli).

Poi accade qualcosa  di tragico, come la motovedetta italiana manovrata dai libici che sperona una  nave Ong che stava salvando migranti. E subito dopo apprendiamo che soldati italiani agiranno in Niger ,Mali, Ciad, Birkina Faso. Che cosa c’è di vero e come mai l’informazione è così spezzata?

Mario

Cominciamo dal 2 aprile. Quel giorno sia il Corriere della Sera, sia Repubblica, hanno una importante notizia da dare. “Governare  il sud della Libia significa controllare  le rotte migratorie e combattere il business dei trafficanti. Al Viminale si sottolinea importanza della pace firmata  tra le due principali tribù libiche meridionali. Un successo della diplomazia del deserto “. ( La Repubblica, 2 aprile 2017). “L’accordo  di pace fra le tribù libiche è un passo fondamentale per la pacificazione interna  dello Stato africano ma soprattutto per il controllo dei confini meridionali, dunque per frenare i flussi migratori dall’area sahariana. Non a caso a gestire  la mediazione è stato il ministro dell’interno Marco Minniti che ha riunito al Viminale i rappresentanti di oltre sessanta clan”. ( Il Corriere della Sera, 2 aprile ) . Un’altra importante notizia segue il 17 maggio:

“L’operazione Deserto Rosso non sarà per niente facile. Serviranno almeno 500 uomini con veicoli blindati ed elicotteri. Ma l’Europa crede di non avere più alternative  per arginare l’esodo  dei migranti verso le coste siciliane.” ( La Repubblica, 17 maggio ). “Dice il generale Graziano, capo di stato maggiore della Difesa: il cosiddetto fianco sud, oltre ad essere una minaccia che noi militari identifichiamo nel triangolo terrorismo-instabilità-migrazione, include una realtà molto vasta che va dalla penisola arabica al Medio Oriente, al Corno d’Africa all’Africa del Sahel. L’istituzione di questo nuovo comando Nato è un indubbio successo per l’Italia”.

( La Stampa, sabato 17 giugno ). Il titolo dell’articolo è “ L’Italia sarà regista del piano di difesa nel cuore dell’Africa”. I lettori sanno che, in questa pagina, ho già fatto riferimento a queste notizie. Ma sanno anche che non vi sono mai state risposte o precisazioni, che il ministro dell’Interno Minniti, che, a quanto pare,  dirige le truppe italiane nel mondo, parla in modo del tutto  diverso nelle varie occasioni in cui dibatte in pubblico il problema immigrazione.  Non infrequenti le smentite del ministro della Difesa Pinotti sull’invio  e presenza di soldati italiani nel cuore dell’Africa, notizia che scompare per settimane, e poi ricompare come nuova. Intanto i libici hanno speronato, con mezzi militari italiani, navi  Ong che stavano per salvare. E hanno sparato su barconi. Si direbbe che in questa non limpida sequenza di notizie ( non parlo dei militari, parlo dei politici ) ci sono intenti di politica interna ( elettorale ) che hanno poco a che fare con Niger e Burkina Faso e non fanno presentire niente di buono.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –21- giugno-2017 pag. 12

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