Il Fatto Quotidiano
I TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI E IL (MANCATO) REATO DI TORTURA

Caro Furio Colombo,

Leggo e vedo in televisione di processi agli scafisti, spesso accusati di tortura.Ma non ho mai letto storie chiare e coerenti sul problema. Dove, come, chi, perchè?

Fiore

...

La frequenza dei salvataggi e degli sbarchi è molto intensa ed è la questione che, con buona volontà e cattive idee, si cerca di risolvere. Ma le storie ( e gli arresti  e i processi ) degli scafisti sono relativamente rari. Sono bravi a scappare, a camuffarsi da profughi, o riescono a sottrarsi alla identificazione dei traghettati? La quantità di eventi attribuiti ai “ trafficanti di esseri umani “ ( che sono poi il solo modo di trovare salvezza lasciato a chi fugge ) non sono neanche lontanamente in proporzione con il numero degli  scampati.  Non bisogna dimenticare che l’Italia formatasi nel diritto romano applica adesso una legge rovesciata, la Bossi-Fini, che condanna non i maltrattamenti ma il salvataggio ( “concorso o favoreggiamento nel reato di immigrazione clandestina “). Ho sentito gridare alla radio da un deputato del nostro parlamento che gli scafisti vanno sempre condannati perché“ i migranti sono per forza  illegali, e anche delinquenti”. Siamo sicuri che  siano gli scafisti i veri protagonisti di un reato scritto da Bossi e da Fini in una legge anti-migranti e che non ha riferimento con il corpo giuridico romano-italiano su cui si fonda la nostra pretesa di civiltà? Non dimentichiamo  che la cattiveria degli scafisti, ci dicono - serve a tre scopi che forse non hanno sempre a che fare con la realtà: il primo  è che con violenti maltrattamenti   persuadono a imbarcarsi anche i riluttanti,( ci saranno dei riluttanti dopo migliaia di kilometri nel deserto?) e questo spiega il numero che cresce ( e il ricavato, naturalmente ). Il secondo è che gli scafisti hanno già un appuntamento con i volontari delle Ong, per consegnare la merce, e hanno bisogno di  sottomissione e disciplina. Il terzo  è di forzare la merce a stiparsi su barche inadeguate a prima vista, nonostante la paura.

Infatti il cliente non sa dell’accordo fra criminali e volontari che si cureranno della parte sicura del viaggio ( e che dunque ci vengono presentati come “Favoreggiatori” in base alla Bossi-Fini).

Ma c’è un punto che le Procure impegnate nelle inchieste e i politici attivi nelle denunce nonsembrano avere considerato. Come si fa a indagare e poi processare i “ trafficanti di esseri umani” per il reato di tortura, visto che l’Italia non ha, e non ha mai approvato, un reato di tortura?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –04 luglio--2017 pag. 10

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