Il Fatto Quotidiano
UN PENSIERO ISLAMICO PER STEFANO RODOTA’

Caro Furio Colombo,

La scomparsa di una figura come   Rodotà, in un momento così delicato e complicato  della storia italiana, mi ricorda un Hadith ( insegnamento )  del Profeta Mohammad: “Allah non toglie  il Sapere  dalla terra. Toglie i Sapienti ( studiosi, saggi,maestri ) così che  restino da consultare solo  persone ignoranti, che consiglieranno senza conoscenza. In questo modo  entrambi ( chi cerca e chi dà il consiglio ) perderanno la via retta. Stefano Rodotà, hai fatto al massimo il tuo dovere insegnando, avvisando illuminando e difendendo i diritti di tutti gli esseri umani.  Prego  il Signore, Dio, Allah.  YHWH, Adonai di aiutarci a riprendere la via.

Ahmed M.Einahhas

Credo che questo  gesto di amicizia, sarà accolto con gratitudine dai tanti italiani che  hanno avuto  Rodotà per amico e per  guida. Inoltre  questo ricordo, questa preghiera   islamica,  ci dice che un filo di civiltà, che resiste a tempi così intensamente distruttivi, può trasformarsi in una forma di fraternità che ci riporta   sul versante buono   della scena del mondo, quello in cui si riconoscono, si cercano, si scambiano gli stessi valori e si sogna( o si prega per ) lo stesso, uguale, desiderio di pace, non nel senso dell’inerzia ma nel senso di rispetto per l’altro,  e del rifiuto della violenza. L’autore della lettera ha visto con chiarezza il punto cruciale, quello dei “diritti  di tutti gli esseri umani” che non è mai la prima invocazione e la  bandiera più alta di governi e partiti ma è sempre,solo, un bagaglio secondario nella carovana delle ideologie e dei programmi politici. E ha capito che quell’impegno, quella battaglia, indebolita dalla scomparsa  di Rodotà, lascia  un vuoto pericoloso  che adesso si sta trasformando in una politica  rovesciata sull’ immigrazione: punire chi aiuta e lasciare tutto lo spazio all’indifferenza. Rodotà ha portato, non preso  dalla politica a cui si è accostato, il tema dei diritti, così come era  accaduto a Pannella, Bonino, Manconi e pochi altri italiani. La bravura con cui ha evitato   l’ isolamento accademico, il gerarchismo  politico,  il sussiego partitico, sono stati il capolavoro della sua vita. Bello che una persona apparentemente così lontana e culturalmente con radici tanto diverse, abbia visto e capito e abbia voluto unirsi in un unico tributo, che è anche d’affetto.

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –07luglio--2017 pag. 10

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