Il Fatto Quotidiano
LA VISIONE DI TRUMP: COSA IMPORTA DEL MONDO

Caro Furio Colombo,

Credi che aver  festeggiato il 14 luglio con Macron sulla Tour Eifel a Parigi abbia  cambiato qualcosa nella visione del mondo  di Trump?

Nico

..

Credo che Macron  abbia avuto un’idea che rivela insieme astuzia e strategia. L’astuzia è stata di portare  Trump, il Polifemo dei nostri giorni ( ha un occhio solo e guarda solo  se stesso ), fuori dalla sua caverna, dove cerca nemici, in una condizione da persona normale che  cammina  per Parigi con amici,  per guardare una festa e  parteciparvi. L’astuzia  di Macron è stata di spiazzare il Presidente americano  mettendolo  in una condizione, per lui ignota, di  buone relazioni e nessun combattimento. La strategia ( se questa interpretazione è fondata), è stata un doppio regalo: a Trump consente di sospendere il tumulto di rabbia che segna i suoi giorni da quando è presidente ( voleva a tutti i costi cancellare dalla faccia della terra la legge sanitaria  di Obama e ha fallito). All’Europa di interrompere il monologo incattivito con cui Trump elogia il Brexit e si augura il peggio per l’Unione  Europea. Per capire  su quale stato d’animo ha lavorato Macron, può essere utile  ricordare lo stato dei fatti  subito prima dell’amichevole invito alla festa di Parigi.  Uno era la “diplomazia indifferente” ( Sergio Romano, Il Corriere della Sera, 11 luglio ). Infatti, dal giorno della sua elezione, tutti gli ambasciatori di Obama nel mondo si sono dimessi ( come è prassi della politica americana ) ma nessuno ( tranne Belgio, Portogallo e Santa Sede) è stato nominato da Trump, compresa  la decina di ambasciatori che legano  l’America alle varie istituzioni Europee. L’altro è la tendenza, che è emersa subito nello stretto giro di Trump: ammonire l’Europa a smetterla  con la “ finzione” dell’Unione Europea. Ogni  Stato vada per conto suo, verso l’America, in cerca del  punto decisionale esclusivo. Qualcuno  ricorderà che lo scorso 10 giugno, in un Grand Hotel veneziano, c’era stato  un breve scambio  di discorsi duri fraalcuni  membri  europei  del “ Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti”  e l’ospite americano ( e frequentatore di Casa Trump ) Kim Holmes. Holmes ha elogiato la Brexit - creando subito  irritazione - e ammonito l’Europa a non pensare di fare e di decidere da sola, ovvero senza seguire l’America. “Non proprio un discorso diplomatico, tanto più che non vi è al momento  un ambasciatore americano  a Roma”, gli risponde Bini Smaghi.  “ E’ come se io andassi negli Usa a sostenere la secessione della Louisiana”. E il francese Dominique Moisi   definisce  pubblicamente “ minaccioso” il discorso di Holmes. Ecco, è a questo punto che è giunto l’invito di Macron a Trump, l’offerta  di celebrare insieme i valori ( tutti negati da Trump ) della Festa francese del 14 luglio. E’ inevitabile una domanda: chi avrà vinto, in reputazione, immagine e senso di leadership, in quella festa per due del 14 luglio francese?

FURIO COLOMBO

LETTERA - IL FATTO –20 luglio--2017 pag. 10

--------------------------------------------

Furio Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano

00193 Roma, via Valadier n. 42

lettere@ilfattoquotidiano.it

 

 
Cookie Policy